News Pensieri Sparsi

Outsider

oversizeqsemu4pic Appena rilasciato l’ultimo singolo dei Qsemu. Prosegue il viaggio psichedelico attraverso le lande assolate di Sicilia.

Più passa il tempo e più mi rendo conto che produrre musica è una gran fatica.
Un viaggio introspettivo dentro il proprio cervello.
Una presenza nella rete pressoché costante, sia per “esistere” nel mondo internauta, sia per seguire questo stesso mondo, carpirne i segreti, abbandonare le strade tracciate e luminose per inoltrarsi dentro vicoli bui, inconsueti, ma dove scorre la linfa vitale, primigenia. E mi accorgo che tra questi vicoli può capitare di perdersi. Parlo dello scrivere dei testi. Mentre la parte musicale è qualcosa di spontaneo, che nasce in studio con i ragazzi, come farsi una chiacchierata, tirando fuori quello che ci viene al momento, registrandolo nel multitraccia, l’attività di songwriter è invece qualcosa di molto violentemente intimo, è come fare violenza a se stessi, almeno per come interpreto io questa attività. Non sono ballate, sono stralci di pensieri e sensazioni, spesso deprimenti e che deprimono.

Oh scelto di recente di dare attenzione a come appare il nostro progetto, di come si veste per presentarsi al mondo. Oh prestato parecchia cura alle cover art, e lavorando con Inkscape ho scoperto di avere delle belle idee, e pensavo che questo potrebbe essere un nuovo modo di proporsi, e di proporre la musica. Un po’ come a suo tempo fece la Factory Records di Tony Wilson. Coniugare Arti grafiche e Musica.

 

I Qsemu

E’ un periodo che ci si vede poco, anche se questo mi ha dato modo di lavorare alle vecchie registrazioni. Penso che sia rientrato il pericolo di sfasciare tutto con Ciccio Maltese (tastiere). Questi, entrato da qualche mese, prometteva ricette miracolose e metodi per avviare un processo creativo ordinato e ortodosso, rischiando a più riprese di destabilizzare tutto l’ambiente.

Per tutto agosto ci si è sentiti solo su Whatsapp, cosa che non richiede impegno.

Solerte inerzia, pacifica solitudine.

La cosa che non ho metabolizzato in questi momenti di estrema tensione è l’incapacità di taluni di comprendere come tutto quello che stiamo facendo è basato su fragili equilibri.

Basta negatività. Bisogna voler veicolare vibrazioni positive, senza pressione, senza insistere, senza minacciare.

Social

Ultimamente ho prestato un po’ di attenzione a Spotify.
Finora ho utilizzato come piattaforma prediletta Youtube, sia per pubblicare sia per scoprire musica nuova.
Trovo Youtube molto immediato ed efficace. Penso che abbia un buon motore per portarti verso nuova musica. Tuttavia ho dovuto verificare che Spotify è diventata molto potente come piattaforma di diffusione della musica, specialmente tra i più giovani. Ad oggi i miei follower sono pochini, miseri. Chissà se tra un anno la situazione migliorerà…

Spotify: le playlists sono la nuova radio

Allora potrebbe aver senso curare una playlist mensile su youtube e spotify piuttosto che lavorare a una web radio come Realrock. Quest’ultimo marchio potrebbe diventare una simbolo per individuare un collettivo di artisti, come un bollino di qualità, un modo per identificare quei gruppi che si riconoscono nel Clan.
Anche il nome andrebbe rivisto, in un epoca dove il Rock non esercita praticamente nessun appeal tra giovani di oggi.

Meglio qualcosa di più Pop no?

Twitter invece sembra andare alla grande, se è vero che l’ultimo video ha totalizzato oltre il centinaio di impressions.

Cattura

Mi da sempre una buona copertura alle cose che pubblico. Ho scoperto che se allego un’immagine ben fatta tutto sembra andare meglio. Cerco di sorprendere e incuriosire il lettore frettoloso.

Ho bisogno di capire di più su Pinterest, per far girare i marchi. Credo sia eccellente per la sua popolarità. Tuttavia non ho capito bene come funziona, come usare bene i tag ma soprattutto cosa fanno per proteggere le tue opere, così come è capitato per me con hiddenmoves dove mi sono ritrovato ad utilizzare per più di un anno il suo gatto al punto che molti si saranno chiesti se quel gatto fossi io ad averlo fatto o qualcun altro.

Penso anche a Instagram, la piattaforma più utilizzata dai giovani e quella che uso meno e peggio. Dovrei lavorarci su. Pubblicare foto del quotidiano mentre sviluppo il mio percorso creativo.

 

 

Mi chiedo se la musica di oggi sia cambiata, se è diventata una compagnia mentre si fanno altre cose, sia essa il lavoro al PC o piuttosto una scopata in macchina.
Mi chiedo se devo iniziare a produrre qualcosa di più leggero e meno distorto, o devo andare avanti per la mia strada, e guardare solo alla mia  nicchia di ascoltatori.

Penso a quanta energia sto spendendo nella musica, e mi chiedo a volte se ne valga la pena. Ma la musica non è fatta solo per gli ascoltatori, è anche un bisogno di esternare se stessi, di parlare al mondo con ciò che di più intimo e nascosto hai da offrire di te.

Quest’idea dei Qsemu del resto è nata sotto questa prospettiva. Lasciare traccia di sé, mettere tutto nella rete perché lì rimanga, per sempre. Lasciare una traccia del nostro passaggio, lasciare dei segni sul muro, per poter ripercorrere tutto il percorso a ritroso più avanti, e per permettere a chiunque oggi, domani o tra vent’anni di emozionarsi con le tue cose.

I tag

tagSeguire i tag dei video pubblicati da altri per capire verso quali direzioni si muovono. Spesso su taluni generi musicali  ci sono interpretazioni non univoche… come ad esempio nel genere psychedelic rock. Molti lo associano al suono del Sitar indiano, eppure non c’è traccia di questi strumenti in Jim Hendrix o Pink Floyd della prima ora.

Eppure il suono dei Qsemu mi arriva alle orecchie dannatamente psychedelico, forse per via della mia chitarra, così  rumorosa e satura, che sembra a volte il verso di un animale elettrico.

 

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